
1920-1980 poeta e giornalista

Gianni Rodari che oltre a
scrivere fiabe e filastrocche
per bambini conservava la sua passione per
il giornalismo,
come corsivista di prima pagina con lo pseudonimo
di
Benelux, e come
inviato di Paese sera è stato in Cina.
Gianni Rodari, ogni fine
anno, organizzava per i ragazzi
romani il ”Caro anno nuovo”.
I
ragazzi mandavano alla
redazione di Paese Sera una lettera
indirizzata all’anno nuovo,
tutte venivano pubblicate e le migliori
venivano premiate, i
ragazzi di allora non hanno mai saputo che venivano
premiati tutti.
Ricevevano a
casa una busta con dentro dei buoni
acquisto da
spendere nei grandi magazzini per quaderni, penne,
matite ecc.
Poi c’era la grande festa al circo che chiudeva la
manifestazione,
e partecipavano gratuitamente personaggi dello
spettacolo come
Pippo Baudo, Corrado e cantanti,
oltre agli artisti del circo di
turno che poteva essere Orfei
o Togni.

nella foto: Gianni Rodari nel salone della cronaca di “Paese sera” con
una scolaresca, spiega come nasce una pagina di
giornale, tracciando
su menabò una ipotesi di impaginazione.


Sposato dal 1953 con Maria
Teresa Ferretti, ha una figlia,
Paola, nata nel 1957.
Semplice,
schivo e riservato, Gianni Rodari nacque in
Piemonte, ad Omegna, nel novarese, il 14 aprile del 1920,
da una modestissima famiglia: i suoi
genitori erano un fornaio
ed una casalinga. Rimasto orfano di padre
all'età di nove anni,
si trasferisce con la madre e il fratello
in Lombardia, a
Gavirate
(Va), dove frequenta le elementari. Dopo le medie, si
iscrive all'Istituto Magistrale di Varese e nel
1938 consegue il
diploma di maestro con un anno di anticipo e
con ottimi voti;
insegna come supplente nelle scuole elementari
fino al 1943,
Timido, introverso, con pochissimi amici, "fu
assatanato di libri"
Dopo la Liberazione, lascia definitivamente
l'insegnamento per il giornalismo.
Dal 1945 dirige a Varese il settimanale "L'Ordine
Nuovo"
e agli inizi del 1947 passa all'edizione
milanese del
quotidiano "L'Unità".
Trasferitosi a Roma nel 1950,
riceve da Gian Carlo Pajetta l'incarico
di fondare e dirigere,
insieme a Dina Rinaldi, il
settimanale per ragazzi "il Pioniere".
La sua attività
di direttore del "Pioniere" è vista con
un certo
sospetto, tanto che viene definito corruttore
dei giovani, additato
come il diavolo e persino scomunicato.
Contemporaneamente pubblica le sue prime opere in volume:
nel '50 Il libro delle filastrocche, nel '51 Il romanzo di Cipollino,
nel '52 Il treno delle filastrocche e Le carte parlanti;
Negli anni Sessanta,
pubblica per un importante editore torinese,
Giulio Einaudi, nel '60 le Filastrocche
in cielo e in terra
e nel '62 Il pianeta degli alberi di Natale. Conosciutissimo
in Russia, nei primi
anni Sessanta lo scrittore di Omegna
diventa improvvisamente famoso anche in Italia.
Le sue opere
sono ricercate da un pubblico sempre più
vasto e spuntano
tirature altissime, mentre sue novelle, poesie e
filastrocche
sono riportate nei testi scolastici delle
elementari e delle medie.
Gli sono assegnati diversi premi letterari: nel '60 il
premio
Prato per "Filastrocche in cielo e
in terra", nel '63 il premio
Castello per "Gip
nel televisore", nel '64 il
premio Antonio Rubini
per il "Libro degli
errori", nel '67 il premio Europa Dralon
per "La torta in cielo".
Nel '70 gli viene conferito da una giuria
internazionale per
l'insieme della sua produzione letteraria
il Premio Internazionale Andersen,
considerato il Premio Nobel della letteratura
giovanile.
Anche se la sua fama di scrittore va crescendo, Rodari non
abbandona mai la sua prima attività, quella di
giornalista:
dal 1958 fino alla morte collabora al quotidiano romano
Paese Sera come
inviato speciale, commentatore e corsivista
di prima pagina con lo pseudonimo "Benelux".
Le filastrocche non sono rivolte soltanto
all'infanzia, ma
costituiscono proposte per tutti i lettori, senza
distinzione
di età: Tante storie per giocare nel '71,
Novelle fatte a macchina,
I viaggi di Giovannino Perdigiorno e la straordinaria
Grammatica
della fantasia nel '73, la Filastrocca di
Pinocchio e Marionette
in libertà nel '74, C'era due volte il
barone Lamberto nel '78.
Uscirono postumi Il gioco dei quattro cantoni (81), Il
cane di
Magonza ('84), Il secondo libro delle
filastrocche ('85),
Filastrocche per tutto l'anno ('86), Gli esami di Arlecchino ('87),
Il giudice a dondolo ('89), Il cavallo saggio ('90).
Gianni Rodari è morto a
Roma il 14 aprile 1980, all'età di 60 anni,
venne ricoverato in ospedale per l’occlusione
di una vena della
gamba: morì quattro giorni dopo per collasso
cardiaco circolatorio
susseguente ad un delicato intervento chirurgico
zona iliaca.

Cipollino il libro di Gianni Rodari
più famoso nel mondo
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di Adolfo Chiesa
«Ergastolo!», «Ergastolo!».
Roma 1961: fuori dal Palazzo di Giustizia era tutto
uno strillare l'edizione serale di "Paese sera". Era stata appena
emessa la sentenza per il delitto di Maria Martirano, il giallo di via Monaci
che tanto aveva appassionato giornalisti e lettori. Gianni Rodari
aveva seguito per l'edizione serale del giornale il caso Martirano:
decine, centinaia di articoli, un romanzo tutto da
leggere, raccontato giorno per giorno alla macchina da scrivere. Diventò famoso
in tutto il mondo come poeta e autore di favole, Rodari lavorò per vent'anni come
estensore di cronaca, inviato, commentatore. A quindici anni dalla morte il
ricordo di un amico.
C'era un'aria febbrile in piazza Cavour,
quella notte d'un sabato di trentatré anni fa. Il 10 giugno del1961, fuori del
Palazzo di giustizia era tutto uno sbandieramento dell'edizione straordinaria
del "Paese Sera", lanciata da alcuni strilloni che urlavano a tutta
voce «Ergastolo!!!», mentre una piccola folla
commentava, discuteva, si infervorava sulla sentenza emessa da poco più di
un'ora.
Fenaroli e Ghiani erano
stati condannati al carcere a vita per il delitto di Maria
Martirano: il giallo di via
Monaci che tanto aveva appassionato giornalisti e lettori sembrava risolto…
Fu proprio aggirandomi in quel clima un po' esaltato che notai Gianni Rodari, una borsa di plastica sotto il braccio, immobile
alla fermata dell'autobus 28 notturno che lo avrebbe riportato a casa.
Martirano, Ghiani, Fenaroli ' Sacchi, Inzolia, tutti
i protagonisti del caso appena concluso, erano in un certo senso
"merce" sua.
A "Paese Sera" Rodari aveva lavorato
settimane e settimane, forse mesi, a ricostruire giorno dopo giorno il puzzIe del delitto, aggiornando i
lettori edizione dopo edizione sulla novità e i colpi di scena che si
verificavano piuttosto spesso.
Abbandonata "l'Unità", dove aveva fatto il capocronista, Rodari si era trasferito a "Paese Sera" ed era
entrato nella squadra dei redattori delle sei del
mattino con l'in-carico di "estensore di cronaca". Praticamente,
aveva il còmpito di scrivere o riscrivere quasi ogni
giorno l'articolo forte del giornale, ovvero la 'spalla' di prima pagina,
riguardasse una alluvione o un rapimento, una fabbrica occupata o un miracolo
di Padre Pio, un delitto o un processo. E appunto il
delitto Martirano Rodari
seguì fin dall'inizio scrivendo quotidianamente il capitolo di un romanzo
costruito sulla lettura dei quotidiani freschi di stampa, le informazioni dei
cronisti esterni, le riflessioni delle persone che gli capitava di ascoltare.
Decine se non centinaia di articoli, un romanzo tutto
da leggere, raccontato giorno per giorno alla macchina da scrivere tra una
sigaretta e l'altra, mentre il fattorino è lì ad aspettare che tu finisca la
pagina per mandarla in tipografia.
Se non faccio male i conti, Rodari lavorò a
"Paese Sera" per oltre vent'anni, estensore
di cronaca, inviato, commentatore, autore del "Benelux",
pungente rubrica di prima pagina.
Un tempo lunghissimo, nel corso del quale mi è capitato di
conoscerlo e frequentarlo abbastanza.
Abitavamo vicini e spesso avevamo occasione di tornare
a casa insie-me, un viaggio abbastanza lungo nel traffico romano che ci
consentiva di sbizzarrirci in conversazioni di vario genere.
Se era l'ora del pranzo, sorseggiavamo insieme al bar un Campari
Soda, in due, mezzo per uno, lui sgranocchiava qualche
nocciolina e subito diventava più allegro, vivace, mi parlava della figlia, del
lavoro, della sua terra (era nato a Omegna, presso
Novara), della militanza nel Pci a Milano e in
Lombardia. Ma era impossibile portare il discorso sul
piano dell'interesse, del pettegolezzo, delle donne, del tornaconto di
qualsiasi genere. Se fiutava questi argomenti, Gianni si richiudeva, smetteva
di parlare e ti accorgevi improvvisamente di avere accanto
una persona assente, anche con lo sguardo.
Nella seconda metà degli anni Settanta, quando mi capitò di
frequentarlo di più, Rodari era ormai uno scrittore
noto in tutto il mondo, uno degli autori italiani più letti e venduti (e credo
lo sia ancora oggi). Avesse voluto arricchire, mettersi all'asta con la sua
opera come in quel periodo e ancora oggi fanno alcuni scrittori assicurandosi
ingaggi da calciatore, avrebbe potuto farlo senza
problemi. Inoltre avrebbe avuto una valida
giustificazione. La sua casa editrice, Einaudi, era
in crisi, e non gli pagava da tempo i diritti
d'autore.
Ma quell'argomento era
intrattabile. Sul tema cadeva un silenzio pesante ed io conoscevo
un solo modo per rianimare la conversazione. Portavo il discorso sul bosco di Manziana, una cittadina a nord di Roma dove Gianni si era
fatto costruire una villetta. Al mattino presto, dentro quel bosco, lui faceva
passeggiate solitarie di ore esplorando zone impervie
che molti avevano paura a raggiungere. Mi spiegò una volta che amava Manziana e le camminate nel bosco perché a
un certo punto, arrampicandosi su una collinetta, sempre all'interno della
macchia, intravedeva il lago di Bracciano e quel verde, quello spicchio di
lago, quello scorcio di paesaggio lo riportavano a quando bambino, tiglio del
fornaio Omegna, faceva lunghe corse solitarie in
campagna fino a che, anche allora, da lontano, gli si profilava lo scorcio di
un altro la-go simile a quello di Bracciano, il lago di Orta.


Su musica di Sergio Endrigo,
Rodari ha firmato nel 1975
il testo di una Canzone per bambini che ha
avuto grande
successo
“ci vuole un fiore”

Le tavole disegnate da Raul Verdini
con i testi in rima di
Gianni
Rodari Per il settimanale dei ragazzi Il
Pioniere.
Raccontava Rodari che Raul Verdini nel 1936
aveva fatto un film
Cartone animato
LE AVVENTURE DI PINOCCHIO di cui si sono
Perse le
tracce.



DUE DISEGNI DI RODARI

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