Pagina dedicata ai lavoratori e lavoratrici poligrafici della Gate.

 

Lo stabilimento
tipografico GATE 

                                                    Lo  stab. tipografico Gate,  in via dei Taurini 19- Roma

 

 

 

Palmiro Togliatti con Amerigo Terenzi editore dell’Unità e Paese Sera.

 

Vedendo il successo editoriale delle sue creature, “Il Paese” e“ Paese Sera”,

l’amministratore della stampa comunista Terenzi pensò di costruire una

propria tipografia. Togliatti capì le ambizioni editoriali di Terenzi, non si

oppose e lasciò carta bianca a Terenzi per trovare i fondi e per mandare

avanti l’impresa. Infatti fu intrapresa in gran segreto in un’area del quartiere

S. Lorenzo in via dei Taurini 19  Roma.   

 

Lo stabilimento tipografico “GATE” era un edificio di 6 piani alla periferia del

quartiere romano s. Lorenzo.

 

Ha ospitato “Paese sera” dal 1956 al 1979  e “L’unità” dal 1956 al 1991.

Ora l’edificio ospita uffici del CNR.

 

L’edificio nei suoi 6 piani :

 

INTERRATO 1     Spogliatoi, bar interno.

INTERRATO 2     Spogliatoi, parte superiore rotative, zincografia

INTERRATO 3     Sottomacchine, magazzino, bobine

PIANOTERRA     Tipografia , spedizione, correttori

PIANO 1               Amministrazione Gate, Archivio “Paese sera”                                                    

                         Archivio “l’Unità”, ambulatorio infermeria

PIANO 2               Redazione “L’Unità”, telescriventi

PIANO 3               Redazione “Paese sera” , telescriventi

PIANO 4               Amministrazione “Paese sera”, uff.diffusione

PIANO 5               Amministrazione “L’unita’”, uff.diffusione

PIANO 6      Per alcuni anni (1961-1964) c’era la mensa aziendale

                      del“cral Gate”ed i fratelli barbieri Duilio e Righetto

                      poi in seguito tutto il piano è stato utilizzato dalla

                      zincografia gestita da Bruno Nasini.

 

Lo stabilimento GATE, grande ed elegantissimo, era,  sulla carta, di

proprietà della società Gate, ma apparteneva al Pci.

Tutto era stato costruito con le sottoscrizioni del Pci dei compagni

comunisti di tutta Italia.

“Paese sera” alla GATE ha passato 23 anni di  vita. Ed è in via dei

Taurini che la redazione di “Paese sera”è rimasta fino al 1979.

Un palazzo straordinario e incredibile, quello della GATE.

All'ultimo piano c'era il barbiere e la mensa, in seguito la  mensa è stata

tolta ed al suo posto tutto il piano è stato occupato dalla zincografia gestita

da Bruno Nasini. Poi l'ambulatorio medico e sotto, al piano terra, il bar.

 

E’ il 30 dic.1956, dalle rotative della Gate esce la prima copia dell’Unità.

Paese Sera già da alcuni mesi esce dalle stesse rotative con la redazione

collocata al terzo piano.

 

E’ il  30 dic 1956 giornalisti e tipografi in portineria con la prima copia

dell’Unità uscita dalle rotative della Gate.

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In Portineria       

C’era Vincenzo che dava del tu a tutti, ma proprio a tutti, una volta gli ho

sentito dire a Giulio Andreotti  che veniva al  giornale per una tavola rotonda

queste parole: vieni, entra in  ascensore e schiaccia er numero quattro.

Poi c’era  er cinese” di cui non ricordo il vero nome, ma Per tutti era

er cinese” e c’era Raimondi. L’ingresso ospitava anche una libreria curata

da Fiore. All'ingresso del giornale, c'era uno sportello pieno di bastoni.

Il portiere suonava un campanello per avvertire dell'assalto squadrista e tutti

correvamo fuori, giornalisti, tipografi e amministrativi, e respingevamo

l'attacco fra pugni e bastonate. Il rapporto fra tutti i giornalisti, i direttori,

i tipografi e gli amministrativi, era davvero strettissimo, anche se spesso

conflittuale dal punto di vista politico. Quante volte, la notte, siamo scesi

davanti al palazzo per difendere dagli assalti fascisti ,Tante, tantissime volte.

 

Anni 50

Diffusori in visita alla tipografia Gate e alle redazioni dell’Unità e Paese Sera

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Al Centralino     

                                                                                                                                 Il mitico Dino

                                                                                                                                          

         

Dino D’Innocenzi  con la moglie signora Elsa               Dino al lavoro

 

Il gruppo dei centralinisti che si alternavano nei turni erano: Pietro Mamberti,

Dino D’Innocenzi, Luciano Capecci, e poi c’era Fernanda con Domenico Silvi.

Tutto l’apparato delle decine di telefoni dell’edificio che ospitava le redazioni

e amministrazioni di Paese Sera e L’Unità era sotto il loro controllo,

in particolare i collegamenti internazionali che passavano per gli stenografi e

le linee con le telescriventi collegate con le agenzie e con le sedi delle redazioni

da New York, Parigi, Mosca ed altre località estere, da aggiungere le redazioni

nazionali sparse per l’Italia.

 

Dino ci ha lasciati il 14 feb del 2009 al Gemelli a causa di un male incurabile.

 

Un ricordo di Stefano D’Innocenzi, figlio del mitico Dino.

Papà spesso mi portava in via dei Taurini, mi faceva fare il giro delle rotative,

mi spiegava come si creava un giornale, conobbi il mitico Mario Hode, Nino,

e con loro ci si riuniva spesso a casa di Pietro Mamberti. Anche con Domenico Silvi

ci frequentavamo. Eh si, erano i boss del centralino, io incantato osservavo

quelle migliaia di fili dentro gli armadi box dei cablaggi. Erano quattro colleghi

uniti e mio padre mi raccontava anche degli attacchi squadristi che respingevate

alla grande ( quanto avrei voluto darvi una mano !).  (S.D.)

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All'Amm.ne GATE                                          

C’erano.. Umberto Cecati, Quinto Antonietti, Carlo Lombardi, Aldo Zaia, 

V. Nistico’, C. Lucarelli, G. De Matteis, Mirella Consoli, Enzo Fortini, Lina,

Alfredo Migliorini, Guglielmo Persichini, Franco Gavini, Maurizio Zimelli.

 

        

A. Migliorini           Enzo Fortini               Mirella Consoli    Maurizio Zimelli

 

           

 Franco Gavini                                        Guglielmo Persichini                                      

 

 

Franco Gavini                                  Enzo Fortini e Guglielmo Persichini

 

 

Enzo Fortini                                       Mirella Consoli

 

                                                              Maurizio Zimelli (er baffone con gli occhiali)

                                                            


   Alfredo Migliorini

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L'Ambulatorio   

Medico

 

C’era Giovanna e poi in seguito Rosj Andreini.

Giovanna e Rosi si davano  un gran da fare, non c’era giorno che qualcuno

si facesse male, tutti i settori erano molto delicati.

Ricordo, che durante i moti studenteschi del 1968, (l’Università era

molto vicina Allo stabilimento Gate),  studenti feriti negli scontri

venivano nel nostro ambulatorio per farsi medicare da Giovanna, ma

ad un certo punto con i casi gravi Giovanna ando’ in tilt, le ferite

erano troppo gravi, erano da ospedale.

Era molto difficile convincere gli studenti ad andare all’ospedale,

avevano paura di avere problemi con la polizia al pronto soccorso.

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  In Tipografia   

 

Per “Paese Sera” e per “L’Unità” lavoravano fra linotipisti Impaginatori

ecc. almeno 150 persone, ricordo il proto Mario Natalini e Franco Martucci,

il capitano, er sor casì Casini, Pirone, Mario Bruschi, Ivo De Angelis,

Mario Sonaglia, Pio Biagiotti, Checco Spinelli, Quattrini, Vinci, Bernini,

Bruni, Quintiliani, Cordena, Sansone, Ricci, Cechini, Bruscia, Guida, Savi,

Ottaviani, Tanda, Marcello Tedeschi, Olivari, Sargieri, Antonacci, Minniti,

Chierici, Zaccari, Cioccoloni, Gambelli, Mastroddi, Dario Stella, Pezza,

Studer, Barone, Bonanni, Bellini, Ballone, Mengarelli, Valentini, Mario Hode,

Santolamazza, Vastano, Pasini, Senia, Caporella, Granati,  Malvolti, Calò,

Ciardi, Bandinelli, Monticelli, Santolamazza, Armando Monteforte, Righetto,

Mazzenga, Signorini, Ceccarelli, Marino, Bibbi, Balilla, Corvi, La Roscia,

Ciccotto, Della Rosa, Federico Ferro, Magnasciutto, Cacione, Di Salvo,

Carpineta, Carbonaro, Rossi, Franco, Codaro, Siroforo, Norberti, Morgia,

Caponi,  Tinozza, Ruggeri, Giggi Ficcadenti, Imbimbo, Collini, Salomone,

Marchesi, Bassini, Cherubini, Lori, Riccardi,  Peppinello, Coppi,

Zaccherone, Guida, Angelo Mengarelli, Mario Lolli, Sisti, proietti, Massoli,

Giovanni Cairoli, Salvatore Tomasello, Libero D’Amico, Peppe Bianchi,

Tonino Tosto, Amerigo Pregagnoli detto “er marinaro”, Santolamazza Dino,

Romolo Piccialuti, Aucone Antonio, Bicini, Masini, Cotronei, Cisotti, Bonetti,

Guercini, Savi, Mariani, 

Erano tanti, mano mano che mi scrivono aggiungo i nomi e foto.

 

      

                                                                                         Berti “er tinozza”

 

        foto.jpg  

                                                                                    Libero D’Amico

                                                             

    

nelle foto: la tipografia Gate con i tipografi al banco di lavoro (1967)

 

    

1967                                                                             1967   Mencarelli

 

 

1967

 

 

 

         

                           Pio Biagiotti                                     Santolamazza Dino    Monticelli

 

           

 Libero D’Amico                     Ivo De Angelis (bibi)   Romolo Piccialuti   Lori

 

           

 Bonetti              Guercini            Savi                           Olivari                  Cotronei

 

 

 

 R. D’Amico, Pio Biagiotti, tip. Mario Bruschi, tip. Ennio Capecelatro e Paolo Zardo, giorn.

 

 

        

 

        

Bicini                      er Capitano”                                           De Angelis          Marcello Tedeschi                                 

       

                                  Tonino Tosto

 

          

                                                                                                        Mario Lolli (2008)

 

Nella foto: Mario Bruschi ( tipografo) e Ivano Cipriani di Paese Sera

 

 

 

Il direttore Fausto Coen di Paese Sera in

tipografia con il giornalista Ivano Davoli

 

Il giornale che poteva essere L’Unità o Paese Sera, veniva tutto scritto a

macchina, composto dalle linotype su righe di  piombo, a caldo e con la fusione.

Quasi tutti i titoli erano composti a mano.

La tipografia... Un mondo indimenticabile fatto di sapori e di odori, di uomini

bravissimi e rapidissimi.

 I tipografi erano capaci di prendere con le mani interi articoli trasformati in

righe di piombo, poggiarli e sistemarli all'interno dei contenitori delle pagine,

dove tutto veniva organizzato secondo i "menabò".

Con quelle loro pinzette, i tipografi erano rapidissimi nel tagliare gli articoli

troppo lunghi o "interlineare" i troppo brevi. Il rapporto con i tipografi era

 bellissimo: a volte di pieno accordo, a volte conflittuale.

 

Il primo a sinistra è Pio Biagiotti, con la scoppola Berti “er tinozza”, sono

Assieme ai colleghi tipografi.

 

E’ il 1980, non è una semplice assemblea, si decide il passaggio dal piombo

Alla nuova tecnologia, tecnologia che manderà in prepensionamento decine

Di lavoratori.

 

 

n.f. Bruno Nasini, responsabile della zincografia con alcuni tipografi

 

  

 n.f.  un bossolo della posta pneumatica                  Il tipometro

Il Proto della tipografia apriva i bossoli che arrivavano dai piani superiori delle

redazioni e smistava il materiale dattiloscritto ai Linotipisti.

 

       

Linotype                                                                 testo originale per il linotipista

 

 

                                                                                                  Cerrato Alfredo

 

 

La foto è del 1959.

I compositori e linotipisti della squadra di “Paese Sera” .

Da sinistra: Quattrini, Vinci, Bernini, Bruni, Quintiliani, Cordena, Sansone,

Ricci, Cecchini, Bruscia, Guida, Savi, Ottaviani, Tanda, Tedeschi, Lori, Olivari,

Sargieri, Antonacci, Minniti, Chierici, Zaccari, Cioccoloni, Gambelli, Mastroddi,

Srella, Pezza, Studer, Barone, Bonanni, Bellini, Ballone, Mengarelli, , Valentini,

Santolamazza, Vastano, Pasini, Senia, Caporella, Granati, Malvolti, Calò, Ciardi,

Bandinelli e Monticelli.

  

n.f. Una scolaresca degli anni 60 osserva una Linotype in funzione

 

 

Lettori in visita alla tipografia Gate dove si stampa L’Unità e Paese Sera.

 

Anita Benedetti, al centro, accompagna una scolaresca di  ragazzi in

visita alla tipografia della Gate.

 

Anni 60, Linotipisti al lavoro      Tonino Tosto

 

La foto è del 1959.

La squadra di “Paese Sera” del turno pomeridiano di linotipisti e compositori.

Rosati, Barone, Moresi, Ghinassi, Deria, Gambelli, Vinci, Pasini, Corvi, Marino,

Ballone, Calò, Ceccotti, Stella, Senia, Valente, Paciucci, Biagiotti, De Hieronimis,

Cordena, Ricci.    

 

n.f. tipografi al banco di lavoro  (anni 50)

 

n.f. Da sin. ( ? ) Enzo Branzoli  (cronaca, con gli occhiali) Edmondo Dietrich

(con giacca chiara ,sport) e in fondo a destra Adolfo Chiesa terza pagina.

 

 

1960,  Enzo Branzoli con Claudia Mori  e                                                              Pio Biagiotti

Carlo Croccolo  in visita al giornale.                            dietro Gianni Diara e Libero D’Amico. ___________________________________

 

In Officina  

                                                                              Turbine Corvesi      Renato Annini    

 

C’erano Turbine Corvesi, Vincenzo Pietrini e Renato Annini

 

Erano i meccanici che si occupavano di tutto, intervenivano sulle linotype

Quando si rompevano,sulle rotative, sul nastro trasportatore delle copie,

in tutti quei lavori che avevano bisogno della loro esperienza, ed erano

lavori che andavano svolti velocemente.

Si inventarono un carattere tipografico che fu adottato da Paese Sera, ebbe

Molto successo, altri giornali telefonavano per chiedere come si chiamasse

quel carattere, lo  volevano  cercare dai fornitori.

 

Enrico Berlinguer, ammira la piccola rotativa costruita dai meccanici

 

Ricordo che in un angolo del vastissimo salone delle rotative, c’era una

rotativa in miniatura che riproduceva quella vera che era grande come

un transatlantico d’alto mare. Questa piccola rotativa è stata costruita con

passione e ingegno dai tre colleghi che sapevano tutto della rotativa,

sarebbero stati capaci di smontarla e rimontarla a occhi chiusi. Chissà che

fine ha fatto quel gioiello che veniva fatto vedere a tutte le scolaresche

in visita alla Gate.

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I Correttori                                         

                                                                              

 

   

Franco Marra    I correttori di bozze al lavoro

 

In questo settore ci lavoravano: Giggi Ficcadenti, Franco Marra, Carlo Sisti,

Amedeo Mataldi, Anselmi, Renzo Del Giudice, Cotronei, Franco Ferri,

Mario Massimi, Alfredo Proietti, Tonino Tosto, ed altri che lavoravano in

questo settore delicatissimo. Il correttore, doveva leggere la bozza di stampa

eliminando refusi, refusi che Se lasciati, ma a volte sfuggivano,  potevano

stravolgere il pezzo giornalistico.

 

Una curiosità su Togliatti….          

Nella stanza dei correttori era solito fermarsi il capo del Pci Palmiro Togliatti,

scriveva i suoi pezzi per poi consegnarli al linotipista di turno, poi controllava

lui stesso la bozza. Ricordo che mentre passavo davanti alla sala dei correttori,

Togliatti mi blocca chiedendomi  di andargli a prendere due campari al bar.

Gli porto i campari e poi lui mi chiede se studio oltre che a lavorare, mi consiglia

di farlo, facendomi notare che poi un altro che farà il fattorino  al mio posto

si trova. Bellissime parole, mi  allontano per sistemare dei clichè (foto su zinco)

e al ritorno il Capo Del Pci era sparito.

Ancora aspetto le 160 lire dei campari…..eh…eh…

 

I REFUSI PIU’ FAMOSI

Aldo, il vecchio correttore, ci diverti con il racconto dei refusi più famosi.

Nel primo dopoguerra, in una recensione su una prima dell’Opera, Dove erano

presenti  personaggi molto noti e importanti (e qui il giornale riportava tutti i

nomi che contavano allora tra cui anche il capo dello stato), si leggeva che

“la soprano…era stata ripetutamente chia (V) ata alla ribalta” Poi su un

Settimanale religioso che si vendeva davanti alle chiese, nel titolo, che doveva

essere “ Il culto della Madonna”, mancava la “ t ” nella parola culto.

Naturalmente furono distrutte migliaia Di copertine già stampate con una

spesa non indifferente.  Sotto il fascismo un proclama in prima pagina che

doveva terminare con le solite parole “Viva il Re, Viva il Duce”, usci invece

con “Via il Duce”.  Lo stesso tipografo individuato aveva già in precedenza

scritto in altra occasione parlando del Duce, “Bello come un cafone, invece di

Pavone”. Il tipografo (Gino) fu Subito arrestato ma in seguito rilasciato perché

fu appurato che si trattò di due errori e  non di un sabotaggio.

Un altro errore divertente fu quello uscito su un breviario stampato per i

sacerdoti. La frase  in latino che dice: “..trabem in oculo tuo” usci senza la

prima “O” nella parola oculo”.. 

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Alle Rotative 

 

 

          

                                                                 Scalambretti  1        Scalambretti  2

        

                                                                                                                                Ennio Mengarelli      

 

           

                                                                                                Cima (ispettore)   Checco Spinelli

 

 

 

C’erano gli Scalambretti con muscoletto, Caciornia, Rossetti, prandell,

Maurival, Giammarco E. , Alciati, Mericoni, Brizzi, Zamponi, Giammarco R.

Annini, Ennio Mengarelli, Sarandrea, Corvesi, Amati, Annon, Sagratelli,

Capone, Checco Spinelli e l’ispettore Cima.

 

 

 

 

La grande rotativa

Un mostro smisurato di tre piani di altezza, lunga quanto un peschereccio

d'alto mare. A quella macchina, lavoravano tipografi del tutto particolari,

addetti anche ai "flani", sui quali veniva "soffiato"il piombo fuso.

Erano considerati come i fuochisti dei grandi transatlantici: un po' ribelli e

un po'anarchici. Ma c'era il compagno Cima, un ex pugile, che sorvegliava

l'andamento del lavoro.

 

  

nelle foto: le rotative dello stabilimento Gate  (1967)

 

1967

 

1967

 

 

n.f: si riconoscono Ennio Mengarelli dietro con gli occhiali, e

dietro di lui Checco Spinelli, degli altri non ricordo i nomi.

 

                                 

 

Nella foto: Caciornia, gli Scalambretti, Rossetti, Prandelli, Maurival,

Giammarco E. , Alciati, Mericoni, Brizzi, Zamponi,  Giammarco R. ,

Annini, Ennio Mengarelli, Sarandrea, Corvesi, Amati, Annon,  Sagratelli.

 

   

Il responsabile del magazzino delle bobine di carta era Fortini.

 

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Alla Spedizione      

 

Il capo era Marcello Consoli e c’erano Adele,  Elettra, Sergio Fabrizi,

Urbano Papa, Bocchino, Romano Zaia,  Salvatore Colella, Franco Biagiotti,

Remo Monachesi, Frattura, Cimino, De Laurentiis, Renato Proietti….

Erano tantissimi, volti che ricordo benissimo, ma molti nomi li ho dimenticati,

mano mano che mi scrivono aggiungo i nomi.

 

    

Adele                                                      Vindice

 

                 

                             Remo Monachesi

           

 

           

                                                                                             Romano Zaia     

 

 

Palmiro Togliatti con i lavoratori e lavoratrici del reparto spedizione

 

Le donne della spedizione

Le donne che lavoravano nel reparto spedizione, cioè dell’ultimo anello

della lavorazione del giornale, nel reparto in cui venivano impacchettati i

giornali per essere poi spediti in tutta Italia. Questo lavoro si protraeva

nella notte e le donne erano le uniche a saper fare questo lavoro, poiché

lo avevano fatto sempre loro, in considerazione della loro maggiore abilità

manuale in un lavoro che richiedeva una grande velocità di esecuzione per

recuperare i ritardi e quindi per non perdere i treni, gli aerei ecc. Il lavoro

si svolgeva in squadre di tre persone ciascuna: due donne e un uomo.

C’erano delle fasce di carta per spedizione già separate, con su scritto l’indirizzo

(paesi, città, nazioni straniere) e il numero di copie richiesto. Una donna apriva

una fascia, l’altra contava le copie richieste, le passava alla prima che

l’impacchettava e dava il pacco all’uomo davanti al bancone che procedeva a

legare velocemente il pacco. Questi pacchi venivano poi presi dagli addetti ai

giornali, che con le auto provvedevano poi a portarli alla stazione,

all’aeroporto o alle edicole.

 

   

                                                                                                                Adele

 

 

Alla spedizione lavorava un ragazzo di cognome Bocchino, magrissimo

Ma era imbattibile a braccio di ferro, durante le pause ai tavoli del bar

interno non mancavano le sfide per batterlo, sfide che si risolvevano con

la vittoria di Bocchino, credo che non sia mai riuscito nessuno a batterlo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                        Remo Monachesi

 

 

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  1967

 nella foto: Il corridoio che portava al bar interno, sulla  Sinistra la vetrata  da

cui si vedevano e  si sentivano le rotative in azione.

E’ anche accaduto,che mentre le rotative cominciassero a girare, tutto il

personale della spedizione si trovasse al bar. Con le copie che riempivano 

il pavimento della  sala spedizione,  e con grande corsa lungo il corridoio per

tornare al più presto al proprio reparto al piano di sopra.

 

Al Bar Interno               

 Ci  hanno  lavorato Franco Benedetti, Roberto, Nazareno,

 Antonello, Elio, Michele e il mitico Onesto.

 

La foto di Totò e Peppino non è esagerata, il bar interno della Gate dove con il

mitico Onesto, i tipografi, linotipisti, spedizionieri e rotativisti, era luogo dove

nascevano battute esilaranti che poi facevano il giro del palazzo in pochi minuti.

Durante le pause non mancavano improvvisazioni con chitarra, e nemmeno le

lamentele dei vicini che puntualmente il giorno dopo lamentavano in direzione

la notte insonne a causa delle rotative e delle conversazioni ad alta voce dei

lavoratori nel cortile del bar. 

 

 

Il Cral della Gate  

 

 

    

 

 

 

 

A sinistra Berti, e un Pio Biagiotti giovanissimo al centro.

Pio era uno degli organizzatori del Cral Gate

 

Un ricordo di  Maurizio Biagiotti

E’ la preparazione della Befana del 1955. Io ero appena nato ad ottobre.

Negli anni successivi me lo ricordo quando il 6 gennaio si andava in un

teatro gremito di bambini e genitori a ritirare questi sacconi più alti di me

pieni di giocattoli, e ricordo i palloncini con il filo che li teneva per non farli

volare che ci venivano regalati all'entrata. (M.B)

 

E’ il 6 gen. 1955, befana di Paese Sera ai figli dei tipografi.

Nella foto: Il segr. Della CGIL Giuseppe Di Vittorio consegna la befana ai

Figli del tipografo Ennio Mengarelli.

 

 

 

 

Molti erano i lavoratori della “Gate”, impossibile ricordare i nomi di tutti.

 

 

  

 

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Che tempi…..snif

Oggi non esiste più  un giornale che abbia redazione ,amministrazione,

rotative, spedizione ecc. tutto nello stesso edificio, ci sono leggi che vietano

rotative nei centri storici.

Prima, dal direttore al portiere eravamo  tutti dipendenti del giornale, mentre

ora ci sono giornalisti che non hanno  mai visto una rotativa.

Per fare un giornale, parlo di prima dell’avvento dei computers,  fra tipografi,

linotipisti, giornalisti e tecnici amministrativi ci volevano anche 500 persone.

Oggi con i computers, per far nascere un giornale basta un appartamento di

4 camere e si parte, poi lo stampatore si trova.